La fine di Venere

Rischiamo di fare la fine di Venere. Così si esprime Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica, come si legge in un articolo de La Stampa del 06/06/2007.

La causa è l'effetto serra iniziato miliardi di anni fa.

Nell'articolo si legge: "Venere e Marte, come la Terra, sono pianeti a distanze dal Sole tali che la vita sarebbe stata teoricamente permessa (si trovano nella cosiddetta «cintura della vita»). Oggi in realtà Marte è troppo freddo in quanto la sua atmosfera è virtualmente assente. Venere, molto simile alla Terra in dimensioni, gravità e composizione, è invece coperta da uno strato opaco di CO2 a 90 atmosfere - pari alla pressione a quasi 1 km di profondità nell’oceano - che genera un enorme effetto serra con una temperatura media di più di 400 gradi centigradi. Si pensa che miliardi di anni fa l’atmosfera di Venere fosse più o meno quella della Terra di oggi, con vaste quantità di acqua allo stato liquido. Ma l’acqua poi evaporò, a causa dell’amplificazione progressiva degli effetti serra. Venere è quindi un evento cosmico su cui dobbiamo riflettere, a seguito delle conseguenze dovute a cambiamenti climatici estremi di origine naturale."

L'articolo segnala il Workshop sul solare.

L’appuntamento è il 18 giugno: promosso dal ministero dell’Ambiente, a Roma si terrà un workshop internazionale sul solare termodinamico dal titolo «Il ritorno di Archimede: il solare a concentrazione per un futuro rinnovabile». Verranno presentati alcuni tra i principali progetti industriali in via di realizzazione nel mondo e si discuterà delle strategie per lo sviluppo di questa tecnologia nell’ambito delle politiche europee destinate alla riduzione dei gas serra.

Già nel 2000 Rubbia aveva lanciato questa tecnologia nel nostro Paese, sottolineando il ruolo geografico dell’Italia.